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DL Sviluppo: il rilancio passa dall'innovazione

Il Comune

Nasce il Fondo per la crescita sostenibile, la riforma degli incentivi punta su riqualificazione produttiva, ricerca e internazionalizzazione. Arriva il credito d'imposta per la ricerca legato all'assunzione di nuovo personale, ma solo se under 35. Queste alcune novità in tema di incentivi alle imprese, introdotte dal decreto legge «Misure urgenti per il riordino degli incentivi, la crescita e lo sviluppo sostenibile», contenute nel testo esaminato dal consiglio dei ministri di venerdì 15 giugno. I nuovi incentivi saranno focalizzati su ricerca e sviluppo, reindustrializzazione di aree in crisi, riqualificazione del settore manifatturiero e sostegno all'internazionalizzazione delle imprese.

Il fondo per la crescita sostenibile.
Nasce il fondo per la crescita sostenibile, che sarà utilizzato per finanziare programmi e interventi per la competitività e il sostegno dell'apparato produttivo, sulla base di progetti di rilevante interesse nazionale, capaci di accrescere il patrimonio tecnologico del paese. Il fondo rappresenterà il perno del nuovo sistema di incentivi alle imprese e si concentrerà sostanzialmente su ricerca, rilancio produttivo e internazionalizzazione. Le risorse saranno destinate alla promozione di progetti di ricerca, sviluppo e innovazione, anche tramite il consolidamento dei centri e delle strutture di ricerca e sviluppo delle imprese, nonché al rafforzamento della struttura produttiva, in particolare del Mezzogiorno, al riutilizzo di impianti produttivi e al rilancio di aree che versano in situazioni di crisi tramite la sottoscrizione di accordi di programma.
I fondi saranno, inoltre, utilizzati per la promozione della presenza internazionale delle imprese e all'attrazione di investimenti dall'estero. I finanziamenti deliberati a valere sul fondo non potranno essere assistiti da garanzie reali e personali. Sarà infatti previsto il rilascio di garanzie solo per l'eventuale anticipazione dei contributi in forma di sovvenzione. Le risorse potranno essere utilizzate, oltre che nella forma del finanziamento agevolato, anche in quella del contributo in conto interessi. Il prossimo passaggio è rappresentato dall'emanazione di apposite direttive del ministro dello sviluppo economico con cui saranno stabilite le priorità, i tempi e le modalità per la concessione di agevolazioni in favore di programmi e interventi per la competitività e il sostegno dell'apparato produttivo.

Bonus per giovani qualificati, tetto massimo di 200 mila euro.
Diventa un bonus per assunzioni qualificate l'annunciato credito d'imposta per finanziare ricerca e sviluppo nelle imprese, ma riguarderà solo gli under 35. Saranno 25 milioni di euro i fondi destinati alla misura per il 2012, che saliranno a 50 milioni di euro l'anno dal 2013 in poi; le imprese si dovranno contendere queste risorse con il solito metodo del click-day. Sparisce anche la retroattività della norma che diventerà operativa solo a partire dall'entrata in vigore del decreto, anziché dal 1° gennaio 2012 come previsto inizialmente. Il contributo passa al 35% nella forma di credito d'imposta con un tetto massimo di 200 mila euro per ciascuna impresa. Sparisce la possibilità di assumere il personale qualificato nella formula a tempo determinato tramite contratto di apprendistato. Il bonus finanzierà il costo aziendale sostenuto per le assunzioni a tempo indeterminato di personale di età non superiore ai 35 anni in possesso di un dottorato di ricerca universitario conseguito presso una università italiana o estera se riconosciuta equipollente in base alla legislazione vigente in materia; altra novità è rappresentata dal fatto che per questa tipologia di assunzioni non c'è il vincolo di impiego in attività di ricerca e sviluppo. Inoltre, finanzia il costo per le assunzioni a tempo indeterminato di personale di età non superiore ai 30 anni in possesso di laurea magistrale in discipline di ambito tecnico o scientifico, questi invece vincolati all'impiego in attività di Ricerca e Sviluppo. Il credito d'imposta è riservato esclusivamente alle assunzioni di personale in possesso dei titoli accademici da non più di sei mesi, ovvero al personale che non svolga attività retribuita da almeno sei mesi. Non ci sono limiti minimi di spesa per poter accedere al beneficio, come invece erano previsti nella prima stesura; basterà quindi effettuare almeno un'assunzione di personale con i requisiti previsti per poter presentare richiesta di accesso al beneficio. Il bonus spetta a tutte le imprese che, indipendentemente dalla forma giuridica, dalle dimensioni aziendali, dal settore economico in cui operano, nonché dal regime contabile adottato, effettuano almeno un'assunzione. Il diritto a fruire del credito d'imposta decade se, il numero complessivo dei dipendenti, è inferiore o pari a quello indicato nel bilancio presentato nel periodo di imposta precedente all'applicazione del beneficio fiscale, nonché se i posti di lavoro creati non sono conservati per un periodo minimo di tre anni, ovvero di due anni nel caso delle piccole e medie imprese. Inoltre, il bonus decade nei casi in cui vengano definitivamente accertate violazioni non formali, sia alla normativa fiscale che a quella contributiva in materia di lavoro dipendente per le quali sono state irrogate sanzioni di importo non inferiore a euro 5 mila, oppure violazioni alla normativa sulla salute e sulla sicurezza dei lavoratori previste dalle vigenti disposizioni, nonché nei casi in cui siano emanati provvedimenti definitivi della magistratura contro il datore di lavoro per condotta antisindacale. Le imprese potranno beneficiare di un bonus fiscale del 35% con un limite massimo di 200 mila euro. In uno scenario pessimistico, quindi, il primo click-day sul bonus fiscale potrebbe riguardare circa 125 imprese su tutto il territorio nazionale.

Progetti di riconversione e riqualificazione produttiva di aree di crisi industriale complessa.
Il dl crescita interviene nuovamente sugli incentivi per la reindustrializzazione delle aree di crisi. Vengono apportate due modifiche sostanziali alla disciplina già in vigore: viene introdotto il progetto di riconversione e riqualificazione industriale e fissata la nozione di crisi industriale complessa. La crisi industriale complessa è definita quella che, a seguito di istanza di riconoscimento della regione interessata, riguarda uno specifico territorio soggetto a recessione economica e perdita occupazionale di rilevanza nazionale derivante da una crisi di una o più imprese di grande o media dimensione con effetti sull'indotto oppure una grave crisi di uno specifico settore industriale con elevata specializzazione nel territorio. Non sono invece oggetto di intervento le situazioni di crisi che risultano risolvibili con risorse e strumenti di competenza regionale. La gestione degli incentivi rimane in capo all'Agenzia nazionale per l'attrazione degli investimenti e lo sviluppo d'impresa. I progetti di riconversione e riqualificazione industriale saranno adottati mediante appositi accordi di programma, le cui opere saranno dichiarate di pubblica utilità, urgenti e indifferibili. (Fonte: ItaliaOggi)



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